
Sono passati sei anni dalle prime previsioni di morte del protagonista: il volo 180 in partenza da New York, con destinazione Parigi, ha seminato vittime tra gli studenti e solo sei di loro erano sopravvissuti ... anche se solo per poco!
Ora ci troviamo in una scuola americana, una qualsiasi, con centinaia di studenti pronti a ricevere il diploma, e con un futuro roseo pronto per essere vissuto. E come festeggiare degnamente l’evento? Una serata al luna park allestito per l’occasione è senza dubbio un’ottima scelta...peccato che quello stesso luogo sia presagio di morte e catastrofi.
Ascoltare i superstiti può far male, può sembrare stupido...ma se qualcuno avesse ragione?
E’ meglio ascoltare chi crede di predire la morte leggendo nei Segni del destino, o continuare a vivere credendo di essere immortali?
L’eterno quesito si ripete. La lotta per la sopravvivenza continua.
La Morte, come negli altri due capitoli, ha un suo disegno ben definito e solo chi riesce a leggere nei Segni può cercare di salvarsi o di salvare gli altri. Chi tenta in questa impresa, però, corre incontro a seri rischi: la morte stessa.
Tra teste schiacciate, lettini abbronzanti assassini e montagne russe pericolanti il film ci ricorda che la Morte è sempre dietro l’angolo, e che il finale della storia può solo “sembrare” diverso.
Final Destination 3: l’attesa è finita. La Morte ha iniziato la sua partita...non resta che attendere i Segni.