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Artrosi, terapie farmacologiche

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artrosi

Quattro milioni gli italiani che soffrono di artrosi. Un dato impressionante e probabilmente destinato a crescere, per effetto dell’innalzarsi dell’età media, in quanto questa patologia è strettamente legata all’avanzamento dell’età. Spiega il dottor Lorenzo Panella, responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione e Recupero funzionale di Humanitas: "L’osteoartrosi è un processo degenerativo articolare che coinvolge osso, cartilagine e legamenti: un progressivo invecchiamento da usura dell’articolazione in seguito al quale la cartilagine che riveste l’osso non si ricostituisce. Più che una patologia, quindi, l’artrosi è un processo fisiologico".

Chi colpisce Più frequentemente le donne degli uomini e spesso ha esiti invalidanti: in Italia infatti rappresenta la seconda causa di invalidità;, dopo i disturbi cardiovascolari, con un significato economico piuttosto rilevante, sia per il singolo, sia per il Sistema Sanitario Nazionale. "Oggi con l’artrosi si può convivere bene" sottolinea Lorenzo Panella.

Terapie sì, terapie no... I relatori del convegno si sono soffermati sui trattamenti non chirurgici: i nuovi mezzi farmacologici, le terapie fisiche, gli esercizi terapeutici e l’utilizzo di protesi o di strumenti come bastoni e ginocchiere, in grado di ridurre l’usura delle articolazioni e bloccare il processo artrosico. Sono stati presentati i risultati ottenuti in Humanitas dal 1999 con la metodica Pst, Terapia a segnali pulsanti, che consiste nella stimolazione della ricrescita delle cellule della cartilagine attraverso l’emissione di onde elettromagnetiche che favoriscono il metabolismo cellulare. Per quanto riguarda il trattamento chirurgico si è parlato di microchirurgia per la mano, metodica che permette il recupero di un arto indispensabile allo svolgimento di attività fondamentali, e innesto di protesi per anca, ginocchio e spalla.

Protesi che non fanno paura La protesizzazione rappresenta un cardine nella cura dell’artrosi perché toglie il dolore e restituisce la normale mobilità. Le protesi attualmente in uso, costruite con leghe leggere e ceramiche hanno una vita media di 20-25 anni e permettono di raggiungere ottimi risultati, inoltre la riabilitazione post-chirurgica avviene ormai in tempi brevissimi: dopo l’innesto di una protesi d’anca, per esempio, la degenza media è di soli 15 giorni, mentre per il ginocchio si cammina già in prima giornata.

fonte humanitas salute


Autore :
Redazione ClickLick.it
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